|

Clicca qua
per diventare socio
Statuto Sociale




|
 |
Ci trovate anche su
www.internationaladoption.it
I colossi farmaceutici occidentali fanno affari con le cavie umane indiane
A svelare questo fenomeno è un'inchiesta del quotidiano inglese 'The
Independent', secondo cui in totale sono oltre 150mila le persone che
oggi partecipano ad almeno 1.600 test clinici per conto di colossi
farmaceutici come Pfizer, Merck e AstraZeneca
Gente
analfabeta reclutata per partecipare a sperimentazioni cliniche senza
un vero consenso informato e senza conoscere i rischi. Vittime quasi mai
ricompensate. Medici che “consigliavano” ai loro pazienti di prendere
un farmaco, senza dirgli che stavano partecipando a una sperimentazione
clinica. Sono questi alcuni degli abusi commessi per conto di alcuni
colossi farmaceutici occidentali in India, dal 2005 diventata un vero ‘paradiso’ per le sperimentazioni di nuovi farmaci, grazie ad una legislazione “rilassata”.
A svelare questo fenomeno è un’inchiesta del quotidiano inglese ‘The Independent‘,
che racconta come abbia preso piede questa nuova forma di
‘colonialismo’ nel Paese asiatico. Per capire il perchè di questo
fenomeno, bisogna partire da una considerazione: la ricerca per lo
sviluppo di un nuovo farmaco dura circa 10-15 anni e arriva a costare
500 miliardi, per rispettare tutte le linee guida, i regolamenti e le
varie fasi di sperimentazione. Delocalizzando, invece, le aziende
farmaceutiche riescono a tagliare fino al 60 per cento i costi della
ricerca e realizzare grossi profitti vendendo sul mercato occidentale i
nuovi farmaci.
Ecco perchè da quando l’India ha allentato le regole sugli esperimenti
umani, il settore ha subito un incremento esponenziale, e l’industria
della ricerca nel paese asiatico vale ora 189 milioni di sterline. In
totale sono oltre 150mila le persone che oggi partecipano ad almeno
1.600 test clinici per conto di colossi farmaceutici come Pfizer, Merck e AstraZeneca. Tra il 2007 ed il 2010 – secondo le cifre riportate dall’Independent
– almeno 1.730 persone sono morte durante o dopo aver preso parte ad
uno di questi esperimenti. Sebbene sia difficile stabilire se siano
morte proprio a causa dei test ai quali erano sottoposte – molte di loro
erano infatti già malate – è impossibile anche affermare il contrario,
in quanto sono stati gli stessi medici che conducevano l’esperimento a
determinare se vi fosse un legame tra la sostanza testata e il decesso.
Qualche mese fa, il ministro della Sanità indiano, Ghulam Nabi Azad,
ha dichiarato al parlamento indiano che 10 farmaceutiche straniere
avevano versato compensi ai familiari di 22 individui morti durante o
dopo esperimenti clinici nel 2010, con indennizzi che ammontavano in
media a ‘ben’ 3mila sterline a persona. “Gli indiani vengono sfruttati
dalle società farmaceutiche che poi guadagnano milioni vendendo i
medicinali in Occidente. Usano indiani analfabeti e poveri che non
potranno mai permettersi queste medicine”, spiega Chandra Gulhati,
un medico in pensione che dal suo ufficio a Delhi sta raccogliendo dati
sugli esperimenti nelle diverse regioni dell’India. Come quello di
centinaia di ragazzine minorenni, i cui genitori, provenienti da aree
tribali dell’Andhra Pradesh, non erano stati informati che alle figlie sarebbe stato somministrato un vaccino contro il papilloma virus, il Gardasil. “Nessuno è venuto a chiederci il permesso”, ha raccontato il padre di Sarita Kudumula,
una ragazzina di 13 anni morta alcuni giorni dopo che le era stato
iniettato il vaccino. O il caso dei sopravvissuti al disastro di Bhopal,
usati come cavie in almeno 11 studi senza un vero consenso informato, e
dozzine di trial privati condotti da medici in ospedali pubblici, in
cui neanche si diceva al paziente che stava partecipando ad una
sperimentazione clinica.
Questo nuovo ‘colonialismo’ della ricerca farmaceutica ha preso piede
anche in altri paesi asiatici, come Cina, Indonesia e Thailandia. Tanto
che un quarto di tutti i dati clinici sottoposti alle agenzie
regolatorie per l’approvazione di nuovi farmaci è stato ottenuto proprio
grazie agli studi condotti in paesi a basso e medio reddito. Le aziende
farmaceutiche obiettano di aver sempre seguito le regole, ma molte
persone che hanno partecipato agli studi hanno detto di averlo fatto su
raccomandazione del loro medico, che spesso era anche chi conduceva la
sperimentazione. “Per noi un medico è come un dio”, ha affermato Ajay Naik, il cui figlio Yatharth ha
sviluppato alcune macchie bianche sul corpo dopo un esperimento. “A mia
moglie avevano detto che era un nuovo vaccino che costava 8-10mila
rupie ma che a noi sarebbe stato dato gratis".
Continuate a sostenere i nostri progetti in India.
Per le vostre donazioni:
Mandibole Allenate IBAN: IT87V0518812001000000011286
Banca Popolare di Verona
filiale di Via Terraglio - Treviso
causale: Raju's Class/Kallikulam
Il bambino è fatto di cento.
Il bambino ha cento lingue cento mani
cento pensieri cento modi di pensare di giocare e di parlare
cento sempre cento modi di ascoltare di stupire di amare
cento allegrie per cantare e capire
cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.
Il bambino ha cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove
La scuola e la cultura gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono: di pensare senza mani
di fare senza testa di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegria di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono: di scoprire il mondo che gia c'e'
e di cento gliene rubano novantanove.
Gli dicono: che il gioco ed il lavoro
la realtà e la fantasia la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.
Gli dicono insomma che il cento non c'e'.
Il bambino dice: invece il cento c'è.
|
|